15.05.2006
Intelligenza Connettiva e "screttura". Ma la lettura sul testo fisso è la cosa che conta
Sempre più Internet rappresenta il passaggio dell’homo sapiens verso la sua digitalizzazione. Grazie alla tecnica – dal linguaggio alla scrittura – l’Uomo ha reificato il Sapere, frammentandolo nelle sue più minute specializzazioni. E sempre grazie a essa, oggi il Sapere è riunificato interdisciplinariamente nel cyberspazio, sotto il segno dell’ipertestualità. La mente del singolo si estende nell’unica mente del villaggio globale, divenendone viepiù parte del Sistema di Elaborazione delle informazioni dello Spazio del Sapere e nodo. E ciò che nasce è un'intelligenza collettiva.
I primi segnali pragmatici che ci fanno intuire tale direzione per l’evoluzione della specie ci sono dati da Derrick de Kerckhove, il principale erede di McLuhan e direttore del Programma McLuhan di cultura e tecnologia di Toronto. Il Programma McLuhan è indirizzato alla comprensione di come le tecnologie influenzano e influenzeranno la nuova società, di come esse sono psico-tecnologie in quanto estendono la nostra mente. De Kerckhove promuove una nuova forma di espressione artistica, che unisce le arti, l’ingegneria e le nuove tecnologie di telecomunicazione. Il risultato delle sue ricerche è che i mezzi di comunicazione, come l’alfabeto, la radio o la televisione, influiscono sullo sviluppo del comportamento umano e della mente: l’evoluzione è cognitiva.
È in questo contesto che De Kerckhove parla di una nuova forma di “intelligenza connettiva”. Un’intelligenza che si basa sulla connettività tra i singoli, in cui molte menti divengono parte di un network. Una forma di organizzazione dell’intelligenza collettiva, una sua sperimentazione. La pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all'interno del tempo reale di un'esperienza, di un progetto.
Noi già ci estendiamo con la rete telematica verso uno spazio in cui scriviamo con nuovi linguaggi e veniamo letti in tempo reale. Una rete sulla quale navighiamo e passiamo ore e ore della nostra vita, dove “il supporto passa dalla pagina allo schermo, il contenuto dal testo all’ipertesto, la classificazione dalla gerarchia all’indice”. Che ci trasforma in scrittori-lettori, un ibrido in una nuova cognizione psicologica. Infatti se è impossibile leggere per più di mezz’ora sullo schermo è vero anche che interagendo con il testo in rete stiamo ore e ora davanti a uno schermo. Egli ci dice che leggere e scrivere stanno già diventando una cosa sola nella società dell’informazione, e in questo conteso ha coniato una nuova parola: screttura. 
"Screttura" è l’unione delle due facoltà, «chi è abituato a Internet e alla sua interattività ha maturato un rapporto diverso con i testi. I ragazzi non leggono i testi dall’inizio alla fine, ma con gli occhi saltano subito ai punti centrali. Da lì si estendono alle altre parti scritte e alle immagini, sempre più parte del testo, e leggono in modo ipertestuale. Saltano dentro il testo, seguendo o creando continui rimandi»: è la NET GENERATION.
Ma come anche il guru stesso del cyberspazio afferma, non si può leggere sullo schermo un testo lungo come si fa con la stampa lineare e interiorizzante il pensiero (motivo per cui i libri continueranno a esistere). Infatti al convegno "Le teche della lettura. Leggere in biblioteca al tempo della Rete", tenutosi al Palazzo delle Stelline di Milano il 17-18 marzo 2005, ha terminato il suo discorso (“Biblioteche e nuovi linguaggi: come cambia la lettura”) dicendo: “il libro, la lettura, perché sono importanti? Perché è una condizione sociale eccezionale. La lettura sul testo fisso è la cosa che conta. Quando si legge sullo schermo, il testo non è fisso, il controllo del testo non è limitato dall’utente, è condiviso con la macchina, e c’è un rapporto di forza, di presenza, di identità tra lo schermo e il sé […] Il ruolo della biblioteca, il ruolo dell’università è quello di incoraggiare la conservazione dei lettori del testo fisso”.
La cultura audio-visiva, multimediale, ipertestuale non compensa la mancanza di una cultura scritta. È quest’ultima cultura che ci ha fatto evolvere. Che ci ha portato nel cyberspazio. Che ci porta ancora oggi alla concentrazione. Alla chiarezza e alla distinzione. All’interiorizzazione. A noi.
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