23.06.2006

Musica On-Line: da carnefice a benefattrice. E il cyberspazio procede verso l’utopia

medium_clip_image002.3.jpgINCHIESTA. Con il nuovo scenario dipinto dal cyberspazio le vendite musicali stanno subendo un duro colpo. Ma ora si scopre che la gente - su Internet - è disposta a pagare. Rispetto al 2004, il fatturato mondiale della musica online è quasi triplicato nel 2005, raggiungendo quota 1.1 miliardi di dollari. Nel 2005 la vendita mondiale della musica – così come eravamo abituati a pensarla – ha subito un crollo del 6,7% rispetto all’anno precedente, mentre l’online ha ottenuto un vittorioso +188%. La musica online continua a guidare il mercato discografico mondiale. E il cyberspazio procede viepiù verso la democratizzazione dell'uomo, verso l'utopia: il luogo che in effetti non c'è.

INCHIESTA.Cyberspazio.e.Musica.di.Cristian.Del.Negro.2.doc

15.05.2006

Intelligenza Connettiva e "screttura". Ma la lettura sul testo fisso è la cosa che conta

Sempre più Internet rappresenta il passaggio dell’homo sapiens verso la sua digitalizzazione. Grazie alla tecnica – dal linguaggio alla scrittura – l’Uomo ha reificato il Sapere, frammentandolo nelle sue più minute specializzazioni. E sempre grazie a essa, oggi il Sapere è riunificato interdisciplinariamente nel cyberspazio, sotto il segno dell’ipertestualità. La mente del singolo si estende nell’unica mente del villaggio globale, divenendone viepiù parte del Sistema di Elaborazione delle informazioni dello Spazio del Sapere e nodo. E ciò che nasce è un'intelligenza collettiva.

I primi segnali pragmatici che ci fanno intuire tale direzione per l’evoluzione della specie ci sono dati da Derrick de Kerckhove, il principale erede di McLuhan e direttore del Programma McLuhan di cultura e tecnologia di Toronto. Il Programma McLuhan è indirizzato alla comprensione di come le tecnologie influenzano e influenzeranno la nuova società, di come esse sono psico-tecnologie in quanto estendono la nostra mente. De Kerckhove promuove una nuova forma di espressione artistica, che unisce le arti, l’ingegneria e le nuove tecnologie di telecomunicazione. Il risultato delle sue ricerche è che i mezzi di comunicazione, come l’alfabeto, la radio o la televisione, influiscono sullo sviluppo del comportamento umano e della mente: l’evoluzione è cognitiva.

È in questo contesto che De Kerckhove parla di una nuova forma di “intelligenza connettiva”. Un’intelligenza che si basa sulla connettività tra i singoli, in cui molte menti divengono parte di un network. Una forma di organizzazione dell’intelligenza collettiva, una sua sperimentazione. La pratica della moltiplicazione delle intelligenze le une in rapporto alle altre all'interno del tempo reale di un'esperienza, di un progetto.

Noi già ci estendiamo con la rete telematica verso uno spazio in cui scriviamo con nuovi linguaggi e veniamo letti in tempo reale. Una rete sulla quale navighiamo e passiamo ore e ore della nostra vita, dove “il supporto passa dalla pagina allo schermo, il contenuto dal testo all’ipertesto, la classificazione dalla gerarchia all’indice”. Che ci trasforma in scrittori-lettori, un ibrido in una nuova cognizione psicologica. Infatti se è impossibile leggere per più di mezz’ora sullo schermo è vero anche che interagendo con il testo in rete stiamo ore e ora davanti a uno schermo. Egli ci dice che leggere e scrivere stanno già diventando una cosa sola nella società dell’informazione, e in questo conteso ha coniato una nuova parola: screttura.

"Screttura" è l’unione delle due facoltà, «chi è abituato a Internet e alla sua interattività ha maturato un rapporto diverso con i testi. I ragazzi non leggono i testi dall’inizio alla fine, ma con gli occhi saltano subito ai punti centrali. Da lì si estendono alle altre parti scritte e alle immagini, sempre più parte del testo, e leggono in modo ipertestuale. Saltano dentro il testo, seguendo o creando continui rimandi»: è la NET GENERATION.

Ma come anche il guru stesso del cyberspazio afferma, non si può leggere sullo schermo un testo lungo come si fa con la stampa lineare e interiorizzante il pensiero (motivo per cui i libri continueranno a esistere). Infatti al convegno "Le teche della lettura. Leggere in biblioteca al tempo della Rete", tenutosi al Palazzo delle Stelline di Milano il 17-18 marzo 2005, ha terminato il suo discorso (“Biblioteche e nuovi linguaggi: come cambia la lettura”) dicendo: “il libro, la lettura, perché sono importanti? Perché è una condizione sociale eccezionale. La lettura sul testo fisso è la cosa che conta. Quando si legge sullo schermo, il testo non è fisso, il controllo del testo non è limitato dall’utente, è condiviso con la macchina, e c’è un rapporto di forza, di presenza, di identità tra lo schermo e il sé […] Il ruolo della biblioteca, il ruolo dell’università è quello di incoraggiare la conservazione dei lettori del testo fisso”.

La cultura audio-visiva, multimediale, ipertestuale non compensa la mancanza di una cultura scritta. È quest’ultima cultura che ci ha fatto evolvere. Che ci ha portato nel cyberspazio. Che ci porta ancora oggi alla concentrazione. Alla chiarezza e alla distinzione. All’interiorizzazione. A noi.

Cyberspazio: un’Intelligenza Collettiva per una società dei giusti

La rete telematica crea il più grande spazio pubblico che sia mai esistito. Uno spazio in cui la specie umana e la sua collettiva coscienza divengono un superorganismo costruendo la loro unità attraverso il cyberspazio. Uno spazio informativo in cui convergono tutti i media precedenti e che sembra essere l’ultimo gradino dell’evoluzione biologica e culturale: siamo all’interno di un metamedium. Un iper-documento in cui tutto è informazione, tutto e tutti sono inclusi.

All’interno di questa unità i segni del sapere frammentato richiedono la creazione di nuovi linguaggi di ambiti sensibili. Linguaggi in cui frammenti di immagini, di concetti, di suoni, qualità tattili, eccetera possano interagire tra loro accrescendo la creatività e la percezione. La memoria è quella di una sola mente.

È in questo contesto che Pierre Lévy parla di Intelligenza collettiva. L’autore offre una precoce sintesi “visionaria” ad ampio raggio sugli effetti antropologici dell’infrastruttura del pensiero, sul futuro stesso della specie umana, del suo intelletto collettivo e delle sue amplissime conseguenze di fronte all’avvento impetuoso delle nuove tecnologie. L’intelligenza collettiva «è un’intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze […] il fondamento e il fine sono il riconoscimento e l’arricchimento reciproco delle persone, e non il culto di comunità feticizzate o ipostatizzate».

È l’esito del passaggio epocale da un’età mediatica ad un’età post-mediatica. Un’età caratterizzata da un comune e continuo pensare insieme tra gli uomini piuttosto che dal trasportare masse di informazioni; un’età dove lo spazio del sapere cessa di essere constatazione dell’informazione per farsi progetto.

L’ipotesi centrale di Lévy per questa nuova età è il passaggio da una struttura molare in cui i media diffondono messaggi in blocco, in maniera sommaria ed entropica, a una struttura molecolare dell’universo comunicativo. Una struttura basata sulla tecnica digitale rivolta ai frammenti minimi del messaggio, alla strutturazione dei segni che non mira alla riproduzione o diffusione dei messaggi quanto piuttosto «di generarli, di modificarli a piacimento, di conferire loro capacità di reazione molto raffinate grazie a un controllo totale sulle microstrutture». Microstrutture di cui in ultima analisi le informazioni sono composte.

L’interazione tra le informazioni avviene dunque atomo per atomo, bit per bit. «Il trattamento molecolare dell’informazione – continua l’autore – apre un cyberspazio che interconnette virtualmente tutti i messaggi digitalizzati, moltiplica i ricevitori e gli emittenti di segnali, generalizza le interazioni e i calcoli in tempo reale. Il cyberspazio tende a ricostruire su vasta scala il piano liscio, il continuum indivis, l’animo vivente e fluttuante che unisce i segni e i corpi, come pure i segni tra loro, prima che i media isolino e fissino i messaggi».

La nuova natura dell’informazione digitale, reticolare dell’età postmediatica opererebbe dunque una sorta di degerarchizzazione dell’universo segnico. Un universo in cui l’ingegneria del legame sociale sgretola i segni del sapere e delle identità, per consentire loro di scorrere, mescolarsi, incontrarsi, valorizzarsi, ampliarsi… Non manda in frantumi le nostre singolari identità, ma le frammenta e le libera: ridà a ciascuno la possibilità di dar forma alle proprie immagini, alle proprie molteplici identità, di essere tutto ciò che davvero siamo, i campi semantici che del cyberspazio occupiamo. Un universo in cui l’eterogeneità risulta essere in ultima analisi la principale ricchezza.

In questo contesto molecolare l’uomo sembra entrare in un utopico paradiso “post-umano”, un autentico non-luogo. L’universo postmediatico accoglie le intelligenze collettive molecolari in una società la cui la parola chiave è l’ospitalità , l’accoglienza del prossimo in quanto è qualcuno che sa. Il legame sociale è originato dalla relazione del singolo col tutto. E lo scambio di informazione, se nell'età mediatica era da da uno a molti, nell'età postmediatica è da tutti a tutti, in un continuum di lettura-scrittura. L’ominazione ha per la prima volta la possibilità di pensare collettivamente alla sua evoluzione influendo su di essa. L’homo sapiens deve allora essere pronto ad affrontare questo cambiamento repentino, non affidandosi al determinismo tecnologico di qualche meccanismo che si presume intelligente, ma producendo strumenti adatti al costituirsi di collettivi intelligenti.

Il risultato sarà un oceano sensibile, attivo, intelligente, in cui si svilupperanno nuovi linguaggi segnici, un al di là della scrittura, oltre il linguaggio (surlangue). Uno spazio di “mondi virtuali” dove i membri collettivi comunicano trasversalmente, senza passare per una forma gerarchica, cucendo e ricucendo l’Informazione molecolare tramite ogni atto umano. Un cyberspazio che ha una visione globale di Sé in divenire, che contempla se stesso, la sua cinecarta; dove l’economia verterà – e verte già – intorno a ciò che non si potrà mai automatizzare completamente, intorno all’irriducibile: la produzione del legame sociale, l’ambito relazionale. L’economia diviene davvero umana.

Non sfugge l’utopia politica. Non vi è più lo spettacolo del potere dell’età mediatica, ma una comunità aperta con se stessa, molecolare, dove ogni membro con le sue azioni agisce sul restante del sistema, e gli altri valutano immediatamente le ripercussioni di queste sulla loro situazione. Un collettivo che riorganizza il senso dando vita a una democrazia diretta in tempo reale e che ridisegna i paesaggi politici. Un non-luogo dove lo Stato e le strutture attuali di governo potrebbero essere conservati, a condizione di ridefinire le funzioni: diventerebbero i guardiani, i garanti, gli amministratori e gli esecutori dell’intelligenza collettiva. È una società trasparente dove il potere si isola, fa paura e crea rumore, impedendo al collettivo di comunicare al proprio interno. È la società dei giusti.

03.05.2006

La capacità di controllare e vendere pensiero diventerà la forma più sofisticata di abilità commerciale

"Le idee sono il fondamento dei commerci, essere onnisciente è ciò che rende l'uomo simile a Dio; ed essere in grado di espandere la propria presenza mentale, di essere universalmente connesso, in modo d poter dare forma alla stessa coscienza umana, è quello che muove l'attività economica in ogi settore" J.RIFKIN, L'era dell'accesso

27.04.2006

Poesia tecnica: Cos'è un blog??

Eccoci!
- finalmente -
nel Cyberspazio

Uno spazio dipinto da nozioni, e dunque cognizioni

Uno
Uno spazio che è onnipresente
che E'

Sapere

Questo si frammenta fino alla sua ineffabilità
fino alla sua più piccola essenza
(bit)
E questi si riunificano in infinite combinazioni
in onde di senso
di significato
(file)

Cos'è un blog??
E' un diario di bordo

Che consente - dalla propria interfaccia
di annotare parti del proprio pensiero
o incollare gocce del mare sul quali si naviga
o intere onde, dalle dimensioni più disparate
o, ancora, intere onde con qualche goccia di differenza

E' una questione di onde
dunque
che danzano
disegnando

il Senso

E che l'homo
l'Homocyber
utilizza per estendere i suoi sensi

nel Senso

Ognuno occupi i luoghi semantici che
il proprio stomaco (motivo per cui la freelosophy - finchè esiste il soldo - non ha molto motivo di esistere)
o la propria mente
necessitano

Cos'è un blog???
E' un diario di bordo

Che non si differenzia in nulla
da un WWW
se non per mode
o per possibilità tecniche

Così un blog
può essere utilizzato tecnicamente per pubblicare gratuitamente in rete
la propria bibbia per intero
per far sì che chiunque sia interessato possa scaricarla

O il sunto
che dice:

Non perdere tempo
con ciò che non serve:
Se è utile elabora e collabora
altrimenti stornati altrove
Perchè ciò che conta
E'
La partecipazione

La creazione di comunità condivise
affinchè Tutto
sia sempre più
Uno

Sempre più
Amore

24.04.2006

CONSCIO COLLETTIVO comunicazione e ipertesto

«Le cose sono unite da legami indivisibili:
non si può cogliere un fiore
senza turbare una stella»

(Albert Einstein)


"Il proposito di questo studio è di saggiare un Soggetto atto a comprendere l’insieme del sapere al fine di sondare il ruolo intimo della comunicazione e dei suoi mezzi, specie in relazione con l’avvento impetuoso delle nuove tecnologie e della loro società dell’informazione.

Tale Soggetto, oltre a contenere e rappresentare lo scibile, è connaturato con la realtà sensibile, materiale, dalla quale prende forma, si collega, la modifica e infine la significa. Lo spazio e il tempo vi si fondono. Niente e nessuno è escluso, e tutto diviene informazione. Un’informazione che come un’onda può aggregare gocce di segni rientrando in una possibile logica di senso, e occupare quindi un potenziale campo semantico. Un’informazione che può frammentarsi fino alla sua ineffabilità sottraendo – nell’ambito della alternative possibili – bit al suo logaritmo in base due, fino alla sua evaporazione, tornando così allo 0.1. Un’informazione potenzialmente collegata all’insieme di tutte le altre coincidendo parimenti con il Tutto e divenendo il Senso, e quindi comprendendolo nel suo essere informazione pura, nel suo essere luce.

Funziona come un Unico Sistema di elaborazione dell’Informazione. Un sistema in cui circolano libri, immagini, luoghi, formule, uomini di altri tempi, pensieri, segni, etc. e i loro rispettivi numeri come termini dell’estensione e modificazione dello stesso. Un sistema che crea il contesto di nuovi linguaggi di ambiti sensibili.

I mezzi di comunicazione sono i protagonisti dell’unica storia. Ai primi non resta che una convergenza automatizzata e all’ultima, oramai verso una fine preconizzata dalla filosofia del postmoderno, un’unica legge: l’amore".

("Prologo di un poema in tesi", tratto da "CONSCIO COLLETTIVO Comunicazione e Ipertesto" di Cristian Del Negro)

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